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Buon compleanno Radio3 Scienza! Per celebrare i 20 anni del quotidiano scientifico e ricordare la sua ideatrice  Rossella Panarese , scomparsa il 1° marzo del 2021, venerdì  20 gennaio 2023  Rai Radio 3 dedica una giornata a un tema molto caro a Rossella Panarese e di grande attualità: la partecipazione delle donne all’impresa scientifica e gli ostacoli, i pregiudizi, gli stereotipi che ancora permangono. Tra le protagoniste della giornata:  Elena Cattaneo , biologa e senatrice,  Maria Chiara Carrozza , presidente del CNR, l’astronauta  Samantha Cristoforetti ,  Daniela Mapelli , rettrice dell’università di Padova,  Lucia Votano , fisica dell’INFN, la virologa  Ilaria Capua , l’astrofisica e scrittrice fantasy  Licia Troisi , l’ingegnera aerospaziale  Amalia Ercoli-Finzi , la climatologa  Elisa Palazzi . Due gli appuntamenti: un seminario nella sala degli Arazzi di Viale Mazzini, la mattina dalle 10.00 alle 12.30; e una diretta...

Mucche e Vaccini

 Se lo cercate su un vocabolario, la prima definizione per il lemma “vaccino” è “di vacca”. Come il “latte vaccino” : ossia latte di vacca. Quindi parliamo di un aggettivo. Ma questo aggettivo lo si è usato anche per la variante bovina di alcune malattie umane (il “vaiolo vaccino”) da cui erano affette le vacche dalle quali si è derivato il materiale biologico (il “pus vaccino”) con cui si sono prodotti i primi “vaccini”, così come oggi li intendiamo noi.

Quindi aggettivo, poi l’aggettivo sostantivato “vaccino”, e infine è arrivato il sostantivo “vaccino”. Che indica una sostanza che serve a far produrre al nostro organismo una risposta immunitaria naturale verso una malattia infettiva che non ha mai avuto. Per farla facile: una “medicina” che previene una malattia, invece di curarla.Ma che cosa c’entrano le mucche.C’entrano moltissimo, anzi: c’entravano moltissimo. La storia comincia infatti nella seconda metà del Settecento, quando un apprendista chirurgo di nome Edward Jenner sentì raccontare quella che allora era una superstizione. E cioè: “ai lattai non viene il vaiolo”. E non viene, si diceva, perché “le mucche li proteggono”. Jenner era anche esperto di cucùli e mongolfiere, e di tante altre cose, e non era il tipo da trattare con sufficienza un’osservazione come questa, soprattutto nell’Inghilterra di allora in cui il vaiolo imperversava, e uccideva e sfigurava.

Così, in un giorno di primavera del 1796, nel mezzo della campagna inglese, Jenner prelevò il pus dalle pustole che una giovane lattaia di nome Sarah aveva sui palmi delle mani, e lo inoculò, attraverso un taglietto, nel braccio di un ragazzino di nome James. James si ammalò, ma poco, e poi guarì. E quando Jenner gli inoculò il vaiolo umano, James non fece una piega. Era andata bene, a Jenner e a James: la protezione era completa e James è stato il primo bambino vaccinato della storia.

Vaccinato, attenzione, cioè aveva ricevuto il “vaiolo vaccino”. (Prima di Jenner e James, per proteggersi dall’epidemia, c’era chi usava un metodo chiamato “variolizzazione” che prevedeva di inoculare materiale prelevato da lesioni vaiolose di malati di vaiolo umano: ma funzionava così così e a volte era pericoloso.) L’intuizione di Jenner fu che il contagio con il vaiolo vaccino dà una forma più lieve della malattia, ma protegge anche dal vaiolo umano. La spiegazione immunologica non poteva conoscerla, ma aveva ragione. Poi la parola è rimasta, anche se adesso i “vaccini” sono prodotti senza nessun disturbo per le vacche (può capitare invece, che si scomodino le bufale, ma scusate la battuta).

        r.




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